Che tipo di fotografo sono io?

A questa domanda, che mi fate spesso, ho deciso di rispondere con “quello che non sono”.

ECCO CHE COSA NON SONO

Non sono un tuttologo, cioè non faccio qualsiasi tipo di foto mi si chieda. Nei 40 anni di carriera ho distillato i settori che amo: la Moda e il Ritratto.
Ho realizzato moltissimi servizi di moda dai lookbook alle campagne e ho fatto ritratti fotografici ad artisti, cantanti, attori, politici, atleti, manager, operai, commesse, bambini, cani e gatti.

Non sono uno di quei fotografi dell’ultim’ora, ho studiato e fatto tanto, per 40 anni.

Non sono come quelli che soltanto perché hanno appena comprato una racchetta da tennis professionale si credono Nadal. Io non credo di essere come Newton, Meisel o Lindberg però ho 40 anni di esperienza vera, vissuta con clienti di calibro nazionale e internazionale, ho viaggiato moltissimo e lavorato nelle principali capitali della Moda.

Non sono uno che se la tira, mi piace parlare e ragionare col cliente, capire con lui cosa gli serve veramente, e cercare le migliori soluzioni in base al budget che può mettere a disposizione.

Non sono sprovvisto di mezzi: ho un grande studio mio, attrezzato con le migliori fotocamere e luci professionali, ho fondali, quinte pronte, un limbo di 7 metri di larghezza, insomma, ho tutto quello che serve e conosco molto bene le mie attrezzature, sono come il prolungamento dei miei occhi e delle mie mani.

Non lavoro da solo, da sempre sono abituato a circondarmi di validi collaboratori, ognuno preparato nei compiti che dovrà svolgere per me e con me, insieme realizziamo servizi complessi in tempi brevi, conosciamo le esigenze dei nostri clienti e le prendiamo sul serio.

Non lo faccio per soldi: l’amore e la passione per il proprio lavoro non sono amici del business, ho sempre cercato di dare il miglior risultato per me possibile anche quando le risorse erano limitate. Infatti, dopo 40 anni di lavoro non mi posso certo vantare dei soldi che ho guadagnato, piuttosto devo ancora finire di pagare i disastri causati dai clienti falliti che hanno lasciato dei buchi dappertutto.

Non sono infallibile, infatti ho abituato i miei clienti ad avere sempre dei risultati per loro soddisfacenti anche riducendo il budget progressivamente ogni stagione con ogni scusa, fino ad arrivare ad un punto di rottura che mi ha portato a perderne molti lungo la strada, senza neanche un grazie.

Non sono uno che si nega, anzi, non mi nego mai, infatti la mia propensione a dire sempre sì ha come risultato che le pochissime volte che ho detto no ha comportato la perdita del cliente, anche quando il no sarebbe stato a lui molto utile per avere dei vantaggi e dei miglioramenti.

Non sono uno che crede di sapere tutto. Ancora adesso una notevole parte del mio tempo lo dedico allo studio e al miglioramento professionale, ci sono infinite sfumature nel mio lavoro, i trend, le tecniche, le tecnologie e il linguaggio sono sempre in evoluzione e mi sento in dovere di tenermi aggiornato, peccato che ormai troppo spesso mi devo confrontare con persone che credono di sapere già tutto e di essere gli unici a capire cosa e come si deve fare.

Non faccio promesse a parole, l’esperienza mi ha portato ad usare tutto il tempo che serve a scrivere minuziosamente i preventivi e gli accordi, così come sono abituato a seguire la regola commerciale che se un cliente non mi firma la commessa scritta io non lavoro, anche quando mi dice che la sua parola è come se fosse incisa nella pietra, si sono contraddetti in tanti, non ci credo più.

Non sono una banca. La natura della mia professione non mi permette di finanziare in anticipo i progetti dei miei clienti, per questo motivo tutti i miei collaboratori e i miei fornitori conoscono e rispettano la regola di essere pagati solo quando il cliente ha pagato, peccato che molto spesso certi clienti pagano quando gli pare e ogni tanto, con delle scuse campate in aria, dichiarano di non poter pagare o di non voler pagare, anche dopo aver utilizzato con profitto il mio lavoro.

Non sono un santo, ogni tanto mi lascio andare alle lamentele ma la maggior parte delle volte mando giù il rospo e chi mi conosce arriva a credere che io sia un buono, uno di quelli a cui puoi fare un torto senza subirne le conseguenze, questo peccato gravissimo lo esercito continuamente a mio danno e credo di essere sulla buona strada per meritarmi un posto d’onore negli inferi, nel girone di quelli che odiano se stessi.

Non sono furbo. Se avessi fatto diversamente di sicuro sarebbe tutto diverso, avrei dovuto fregarmene della correttezza, avrei dovuto lasciare debiti in giro mai pagati, avrei dovuto fregare colleghi e collaboratori per impossessarmi dei loro clienti fraudolentemente, senza scrupoli, avrei dovuto accaparrarmi tutti i meriti dei lavori fatti, avrei dovuto fare delle false promesse per convincere qualcuno a lavorare per me gratis in cambio di chissà cosa.

Alla fine, dopo tutto questo elenco di ciò che non sono, forse non rimane nulla, se non il grande amore per il mio lavoro. Che è la cosa più importante. Ecco che tipo di fotografo sono.

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