Il manierismo di Massimo Mantovani:

l’ispirazione e gli spunti per le aziende

Che tipo di shooting hai pensato per le Gioie di Gea?

Lo shooting realizzato per le Gioie di Gea si basa su un’idea della bellezza che si traduce nella semplicità, nel corpo raffinato coperto appena da un drappeggio di seta.

A chi ti ispiri?

Lo stile di questi scatti ricorda vagamente quello di Erwin Olaf, nell’uso del chiaroscuro, dell’erotismo raffinato che si esprime nei gesti, nello sguardo magnetico e a tratti ingenuo. Il lusso a colori ma espresso con l’utilizzo dei drappi di seta bianchi e poi neri e la naturalezza sprigionata dalla modella ad ogni scatto ci fanno percepire (come voleva Olaf) una bellezza naturale e non eccessivamente sofisticata.

Da Ritts, altro maestro, ho ripreso l’estemporaneità nella costruzione del set. Staccarci dall’idea dello studio fotografico per immaginari altrove, su una battigia, sotto il sole, o al riparo dalla pioggia.
Gli scatti realizzati con l’utilizzo del velo nero che, in trasparenza, coprono il volto per esaltare il luccichio dei gioielli sono una citazione a Ritts che amava le forme del corpo umano nella loro nettezza e li riproduceva in scatti bianchi e neri suggestivi, potenti.

Le mie foto, come quelle dei maestri che abbracciano la mia cultura, ispirano un’attrazione magnetica. Gli occhi restano incollati sullo scatto che è perfetto in ogni movimento o gesto della modella.

Infine, come Lindberg anch’io amo fotografare le figure femminili nella loro naturalezza, che nega l’artificiosità della moda e valorizza la personalità del soggetto, grazie alla teatralità dei gesti che l’obbiettivo cattura. Le modelle chiacchierano, son distratte, a volte anche sfuocate.

E invece il tuo stile qual è?

Il mio è uno stile eclettico ma pulito. Io, per il tipo di lavori che faccio, non sono stato forzato a costruirmi uno stile ingabbiato in un’etichetta. Ho fatto sempre servizi più tecnici rispetto ai redazionali, che sono più simbolici.
Io ricostruisco scene e stili sulla base del brand da fotografare e della volontà del mio cliente. Il mio è uno stile intimo che si rifà ai classici. Il mio cliente, d’altronde, non chiede il mio di risultato. Cerca un risultato che rispecchia il suo stile. Il suo abbigliamento. E il suo brand.

Quali sono i maestri che ti ispirano di più?

I maestri che mi ispirano di più sono Roversi e Lindberg.

Roversi ha una concezione raffinata e perfetta della foto. C’è una rappresentazione pittorica dello scatto, a metà strada tra l’impressionismo e l’espressionismo fino a rasentare l’astratto. Nel buio, il soggetto si muove, l’immagine si sfalda e si trasforma in colore, come un acquerello.

Lindberg è più “compreso” dal grande pubblico, per questo il suo stile può essere più utilizzato. Le immagini appaiono più espressive e potenti, emozionali. Non è il soggetto ad avere l’impatto sul pubblico; è l’immagine in sè. Lo scatto alla Roversi è molto complicato per la costruzione del set in cui il risultato diventa sorprendente grazie a una serie di casualità. É complesso ricreare un set così raffinato.

Che cosa ti distingue dagli altri nel tuo approccio verso il cliente?

Quello che gli consiglio di fare del loro brand.
Io credo sia inutile fare una collezione che piace a tutti. Il mio lavoro consiste nel far sì che il cliente riesca a costruire un’immagine sua, unica.
Al mio cliente dico: quando il tuo messaggio è a fuoco sai risuonare molto più forte. In modo che le persone non ti comprino per caso.
Se comunichi bene la tua identità loro desidereranno proprio te. Vorranno te e diventeranno i tuoi più aperti sostenitori. È come un diapason che si propaga. Non c’è nulla di più potente dell’avere un’identità, una personalità definita e saperla comunicare in maniera vera.
È essenzialmente questo che io faccio per un’azienda. La guido nella costruzione del loro stile unico.
Io detesto le collezioni “Frankenstein”, realizzate con pezzi diversi, stili diversi, impostazioni differenti, spunti variegati, che hanno l’unico imperativo di piacere un pò a tutti.
Io faccio qualcosa per il cliente. Dò al cliente quello che gli manca. Io cerco di costruire lo stile del mio cliente. Non il mio. Non ne sento bisogno.

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